02/02/2026 QUEI CONSULTI MEDICI CON... L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Il 94,2% delle persone cerca on line le informazioni sanitarie, e il 53,3% lo fa con frequenza regolare. L'85,7% consulta internet prima o dopo la visita e il 63,9% verifica in rete la diagnosi del medico, con il il 62,7% che ammette di aver messo in dubbio almeno una volta i consigli dello specialista. Mentre il 14,1% ha addirittura cambiato una terapia senza consultare il dottore ("i 'ribelli silenziosi' della sanità contemporanea", li ha definiti Federico Gelli, presidente di Fondazione Italia in Salute).
I dati sono evidenziati in Salute Artificiale (in allegato), ricerca sulle trasformazioni del rapporto fra pazienti, salute e medici alla luce delle tecnologie più moderne, curato da Antonio Preiti, economista e docente di Destination management all’università di Firenze, e realizzato dagli istituti Sociometrica e FieldCare su incarico di Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido.
La remuntada sui motori di ricerca
Il trend vede una crescita del ruolo dell'intelligenza artificiale, a scapito dei motori di ricerca: il 42,8% già la utillizza per informarsi sulla salute.
Google, a questo proposito, è ancora il primo strumento per attingere a dati sanitari (73,5%), ma il 72,9% dei giovani fra i 18 e i 34 anni preferisce l'Ia al search engine di Mountain View. Una percentuale significativa, soprattutto perché a scegliere l'intelligenza artificiale sono i cittadini in erba. In altri termini, il sorpasso è questione di tempo.
Modello triangolare
Dal classico modello medico-paziente, sembra di comprendere dalla ricerca, siamo passati a un sistema a tre, che comprende anche il digitale, con un'importanza crescente dell'intelligenza artificiale. Gli algoritmi sono insomma diventati il terzo incomodo, con tutti i rischi che questa prospettiva può comportare.
"L'intelligenza artificiale generativa", commenta a questo proposito Antonio Palmieri, presidente della Fondazione Pensiero Solido, "obbliga i medici a ridefinire la relazione con i pazienti. La capacità relazionale dell'Ia generativa rischia di essere più forte e seducente di quella umana. L'algoritmo ascolta, risponde con pazienza e tratta con gentilezza, quindi acquista autorevolezza. Sta a noi umani non essere superati dall'empatia artificiale nelrapporto tra medico e paziente".
I rischi dei modelli linguistici
I modelli linguistici, aggiunge Antonio Preiti, "sono stati addestrati su miliardi di conversazioni umane. Sanno come rassicurare. Sanno come spiegare. Sanno quando usare un tono caldo e quando essere più tecnici. Sanno quali parole funzionano e quali no. Hanno studiato tutta la comunicazione umana mai scritta. E quando rispondono alle tre di notte su quel foruncolo strano, non stanno formulando una diagnosi: stanno dando esattamente le parole che volevate sentire, nel tono che vi fa stare meglio. Questo è il loro vero potere. E il loro vero pericolo".
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