12/01/2026 IN CRESCITA I CITTADINI CHE SI FANNO VISITARE PRIVATAMENTE
Cresce il numero dei cittadini italiani che a causa delle liste di attesa rinunciano a farsi visitare in strutture pubbliche. Lo afferma un'indagine cawi condotta lo scorso ottobre da Nomisma per l'Osservatorio Unisalute.
La rinuncia a un diritto fondamentale porta alcuni a non curarsi e altri a rivolgersi altrove: il 59% ha affermato che la sanità pubblica non è stata sufficiente per le proprie esigenze terapeutiche (77% nel Mezzogiorno) e il 30% si è rivolto maggiormente alle strutture private nell’ultimo anno; soltanto il 18% ha effettuato le visite per una malattia prevalentemente mediante il Ssn.
Risultato: solo il 55% ha fiducia nella sanità pubblica. I motivi per cui il Ssn non risponde più ai bisogni dei cittadini sono vari; la ragione principale (76%) sono i tempi di attesa, che per il 71% sono cresciuti rispetto a due-tre anni fa. Gli altri motivi indicati dagli intervistati sono i pochi posti disponibili (49%) e le difficoltà di prenotazione (35%).
Chi si è rivolto a strutture esterne ai servizi pubblici lo ha fatto per essere visitato in tempi più brevi (60%) e per avere più disponibilità di date e orari (32%).
D'altra parte, il 59% di chi ha dovuto pagare di tasca sua è stato visitato dopo pochi giorni per l’erogazione delle prestazioni, mentre con il sistema pubblico il 43% ha dovuto aspettare almeno tre mesi e il 18% sei.
Il problema, come si è capito, non è la qualità delle prestazioni, che è riconosciuta dal 54% - dato in crescita, come la percentuale secondo cui il Servizio Sanitario Nazionale è fra i migliori al mondo (39%).
La priorità è dunque una: portare i tempi d'attesa a una situazione accettabile (66%). Il 63% afferma inoltre che un'integrazione della sanità privata sia in grado di attenuare la pressione a cui è sottoposto il Ssn, mentre per il 59% è utile aumentare i servizi di telemedicina e altre tecnologie per le visite a distanza.

