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11/04/2024 AIBA FA IL PUNTO SU INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ASSICURAZIONI

Nel settore assicurativo, l'intelligenza artificiale è ancora agli esordi, ma a breve si prospettano sviluppi molto interessanti. Soprattutto nella prevenzione del rischio, mediante l’analisi dei dati effettuata con l'Ia. Lo ha affermato Flavio Sestilli, presidente dell'Aiba, nel corso del convegno nazionale dell'associazione, denominato AI am a broker - L’evoluzione del ruolo del broker nell’era dell’Ai: potenzialità, etica e sviluppo sostenibile e dedicato proprio a questo tema. Un evento a cui sono intervenuti anche Riccardo Cesari, consigliere dell'Ivass, Maria Bianca Farina, presidente dell'Ania, Umberto Guidoni, co-direttore generale dell'Ania, Lorenzo Maternini, cofondatore e vicepresidente di Talent Garden, Fausto Parente, executive director dell'Eiopa e Tiziana Catarci, direttore del dipartimento di Ingegneria informatica, automatica e gestionale “A. Ruberti” presso l’università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

 

Opportunità e rischi. In particolare, è stato evidenziato nel corso del convegno, l'intervento dell'intelligenza artificiale potrebbe ridurre l’esposizione delle compagnie agli impatti di sinistri imprevisti, con una conseguente decremento del costo delle polizze.

Attenzione, però: oltre alle opportunità ci sono anche i rischi, che rendono importante adottare gli strumenti necessari per fare un uso responsabile e consapevole di questo strumento.

 

Algoritmi. Attenzione anche all'attendibilità dello strumento. Perché l'intelligenza artificiale non nasce neutrale, ma viene sviluppata da algoritmi che potrebbero risentire di posizioni o pregiudizi di chi li ha realizzati.

“I sistemi di apprendimento automatico si basano su dati creati dagli esseri umani", ha affermato Tiziana Catarci nel suo keynote. "Ciò significa che qualsiasi pregiudizio, conscio o inconscio, in loro è incorporato negli algoritmi e a volte anche amplificato. Gli algoritmi, in altre parole, anche se neutri, riproducono e aumentano le disuguaglianze o la discriminazione esistenti (di genere, di etnia, culturali, sociali).

Un problema di non facile risoluzione... “Sono fondamentali consapevolezza e formazione. Insieme alle competenze digitali, è necessario sviluppare gli strumenti cognitivi per discernere l’informazione attendibile e analizzarla in modo critico e responsabile", ha proseguito Tiziana Catarci. "Chiave in questa direzione è il contributo delle discipline classiche (come logica, filosofia, matematica, storia e latino) così come il pensiero critico (etica e morale)”.

 

Normative. Naturalmente non si tratta di trasferire tout court il giudizio sulla validità dell'Ia agli utenti: sono necessarie precise normative – a questo proposito, l'Artificial Intelligence Act dell'Unione Europea, la prima legge quadro al mondo sul settore, ha aperto i giochi verso una regolamentazione del comparto.

“L'introduzione di un quadro normativo riferito all’intelligenza artificiale è certamente un passo necessario", ha commentato Tiziana Catarci. "Quando sono state inventate le automobili, per esempio, sono state definite anche le regole del traffico, oltre a strisce pedonali, semafori, airbag, eccetera. Molte iniziative utili mirano a introdurre la visione etica (e incentrata sull’essere umano) dell'Ia. Tuttavia, l'etica non è sufficiente, perché riguarda la responsabilità individuale mentre la politica pubblica riguarda la responsabilità sociale. Non possiamo semplicemente affidarci alle maggiori responsabilità delle imprese".

 

Le ricadute sul settore. Ma quali sono le ricadute dell'Ia nel settore assicurativo – in particolar modo su quello dell'intermediazione?

“L’intelligenza artificiale permetterà di rendere sofisticata e personalizzare l’offerta come mai accaduto prima, se non con impegno di tempo e mezzi molto importante e oneroso”, ha risposto Sestilli. “Attraverso l’intelligenza artificiale, posso per esempio analizzare le immagini satellitari e valutare lo stato di manutenzione del tetto di un immobile, oppure calcolare la frequenza specifica locale di eventi climatici avversi o la concentrazione di rischio in una determinata località".

Ma non è tutto. “L’intelligenza artificiale può già, e potrà in misura crescente, rendere efficienti i processi nel nostro settore, specialmente quelli semplici e ripetitivi, ma anche migliorare la gestione delle relazioni con la clientela - grazie a chatbot e a sistemi di gestione dei sinistri - e permettere agli operatori di individuare nuovi target grazie ad analisi migliori e adeguate".

Certo: anche nel mondo delle assicurazioni “occorre considerare diverse potenziali implicazioni, in particolare la gestione dei dati personali, le ricadute etiche ma più di tutto il rischio di non correttezza delle informazioni. Dobbiamo cercare di essere più che sicuri che tutto ciò che l’Ia elabora, sia esatto. I controlli dovranno essere stringenti e ferrei".

In un percorso che è già iniziato, ma sarà molto lungo. “Credo che ci vorranno decenni per comprendere questa rivoluzione in tutta la sua complessità. Come professionisti e manager avremo un ruolo fondamentale, per certi versi nuovo e, sicuramente, saremo legati a un apprendimento continuo costante e molto affascinante”.