01/07/2026 CAMBIAMENTI CLIMATICI, LE ASSICURAZIONI FANNO TROPPO POCO

Molte assicurazioni non forniscono un contributo sufficiente alla lotta contro il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Anzi: spesso investono in attività che causano questi fenomeni. Oltre a questo, la maggior parte delle compagnie non rende pubbliche restrizioni esplicite sulle armi controverse (come mine antiuomo, munizioni a grappolo, armi chimiche, biologiche e nucleari) nelle proprie attività di assicurazione e investimento.

Lo afferma la quarta edizione dello studio Insuring Disaster realizzato da ShareAction, ong che si occupa di investimenti responsabili, con il sostegno di Wwf Svizzera.

La ricerca ha messo sotto la lente 30 assicuratori convenzionali e dieci agenti di gestione del Lloyd’s di Londra e ha seguito l'edizione del 2024, rispetto alla quale gli assicuratori hanno rallentato gli impegni in proposito. Proprio mentre, sostiene una nota, è ormai consolidata una crisi di assicurabilità. Nell'intervallo di tempo compreso fra il 2015 e il 2024, afferma l'indagine, questi disastri hanno causato circa 280 miliardi di dollari di perdite economiche dirette. E di queste, ad avere una copertura assicurative era meno della metà.

 

Restrizioni insufficienti

In altri termini, le restrizioni adottate dal settore sono utili, ma insufficienti: il 73% del campione scelto non applica limitazioni alla sottoscrizione assicurativa di nuovi progetti legati all’espansione del settore petrolifero e gas, mentre il 33% non lo fa per il carbone. Se invece ci sono politiche di esclusione, spesso subentrano deroghe ed eccezioni che ne riducono di molto l'efficacia. Oltre a ciò, il 90% delle riassicurazioni tramite trattati non prevede restrizioni su attività legate ai combustibili fossili.

"Le assicurazioni esistono per aiutare le persone a riprendersi dai disastri", ha commentato Louise Marfany, director of investor sector standards and policy di ShareAction, "eppure questo rapporto mostra che molti assicuratori non fanno altro che gettare benzina sul fuoco. Consentendo l’espansione dei combustibili fossili, stanno aggravando gli effetti del cambiamento climatico, lasciando le persone e il pianeta esposti a incendi boschivi, uragani e inondazioni sempre più frequenti". Mentre, "invece di affrontare le cause alla radice del problema, molte compagnie assicurative continuano ad alimentarlo sottoscrivendo polizze e investendo proprio nelle attività che causano il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità".  

 

Rating basso

Gran parte del campione ha ottenuto valutazioni basse: prevalgono voti D, E e F, mentre molto pochi hanno raggiunto rating C o B (tra queste, Allianz, che ha conquistato la vetta della classifica).

Le prestazioni più alte sono state ottenute complessivamente dagli assicuratori europei, mentre quelli asiatici prevalgono per attenzione alla biodiversità. 

In generale, 16 dei 20 standard chiave valutati nel benchmark sono stati soddisfatti da almeno un assicuratore. Ancora poco, ma può essere un inizio.

Che fare? Secondo il rapporto, un cambiamento può verificarsi con la sottoscrizione di polizze e gli investimenti nelle energie rinnovabili, nell’agricoltura sostenibile e nel riciclo delle batterie. Le compagnie, prosegue la nota, possono anche aiutare clienti e comuni a comprendere i rischi e organizzare la prevenzione promuovendo per esempio misure di adattamento come il ripristino delle zone umide e campagne per aumentare il verde urbano.

"Gli assicuratori", ha aggiunto Regula Hess, financial sector engagement lead di Wwf Svizzera, "hanno una scelta: possono ostacolare la transizione verso un’economia in cui le persone e la natura prosperino insieme, favorendo l’espansione del settore petrolifero e del gas o l’estrazione mineraria nelle aree protette, oppure possono accelerare questa transizione".