17/08/2026 QUANDO I CONFINI COMPLICANO LE POLIZZE TECH
Free lance, società tech e lavoro da remoto sono sempre più diffusi in ogni parte del mondo. Ma il disallineamento fra il carattere strutturalmente internazionale di queste attività e le polizze standard rappresenta un problema per chi voglia assicurarsi. Lo afferma Paolo Tanfoglio (nella foto), ceo dell'intermediario tecnologico Lokky Agency.
Legislazioni differenti
“Un free lance che sviluppa software per una start up canadese o una società italiana che fornisce servizi cloud a clienti statunitensi”, dice Tanfoglio, “potrebbe ritenere sufficiente una normale copertura di responsabilità professionale stipulata in Italia. In realtà, molte polizze prevedono limitazioni territoriali, esclusioni specifiche o condizioni che riducono la protezione in caso di contenziosi avviati all’estero. Il rischio è spesso invisibile fino al momento in cui emerge una contestazione. Un errore nel codice, un malfunzionamento di una piattaforma o un ritardo nella consegna possono trasformarsi in richieste di risarcimento gestite secondo normative e procedure molto diverse da quelle nazionali”.
La responsabilità professionale, prosegue Tanfoglio, “assume una dimensione particolarmente delicata quando il contratto è regolato da leggi straniere. Negli Stati Uniti, per esempio, le richieste di risarcimento possono raggiungere importi molto elevati e includere costi legali significativi. In Canada, pur in un contesto generalmente meno aggressivo sotto il profilo del contenzioso, le diverse province applicano normative che possono incidere sulla gestione delle controversie e sulla determinazione delle responsabilità”.
Incorrere in questo tipo di rischi, afferma il ceo di Lokkt Agency, “non è una possibilità remota. Un esempio su tutti è il caso CrowdStrike del luglio 2024, quando un aggiornamento difettoso del software di sicurezza Falcon provocò un’interruzione informatica su scala globale, coinvolgendo compagnie aeree, banche, ospedali e numerose aziende in diversi paesi. L’episodio ha generato richieste di risarcimento e azioni legali da parte di clienti e investitori, evidenziando come un problema tecnico possa rapidamente trasformarsi in un rischio economico e reputazionale di portata internazionale. Un’interruzione del servizio che provochi perdite potrebbe dare origine a una richiesta di danni superiore ai massimali normalmente previsti da una polizza professionale locale. Se il contratto prevede la competenza di un tribunale statunitense, i costi della difesa legale possono diventare rilevanti già nelle prime fasi del procedimento”.
Compliance internazionale
Un altro fronte, dice ancora Tanfoglio, “riguarda la compliance internazionale. Le imprese tecnologiche operano in un contesto sempre più regolamentato, nel quale entrano in gioco sanzioni economiche, controlli sulle esportazioni di tecnologia, restrizioni commerciali e normative sulla protezione dei dati. Un professionista italiano potrebbe fornire inconsapevolmente servizi a un soggetto presente in liste di controllo internazionali o collaborare con partner coinvolti in attività soggette a restrizioni. Anche quando non c'è una violazione intenzionale, il blocco di pagamenti, la sospensione di contratti o verifiche da parte degli istituti finanziari possono generare danni economici significativi”.
Rischio ciber
Il rischio transfrontaliero più evidente, sostiene Tanfoglio, è comunque quello ciber. “Freelance e aziende tech gestiscono quotidianamente dati, credenziali di accesso, ambienti cloud e infrastrutture distribuite su più paesi. Una violazione informatica può generare conseguenze molto diverse a seconda della provenienza dei dati coinvolti e della normativa applicabile. Un attacco ransomware che colpisca un fornitore italiano ma coinvolga per esempio clienti canadesi o statunitensi può tradursi in richieste di notifica, obblighi di comunicazione, sanzioni e azioni legali in più giurisdizioni contemporaneamente. Secondo Ibm, il costo medio globale di una violazione dei dati ha raggiunto livelli record sfiorando i 4,4 milioni di dollari e confermando come gli incidenti ciber rappresentino una delle principali minacce economiche per le organizzazioni digitali. Il World Economic Forum colloca inoltre gli attacchi informatici e le interruzioni delle infrastrutture digitali tra i rischi più rilevanti per le imprese a livello internazionale. Anche in questo caso emerge il tema delle coperture assicurative: non tutte le polizze ciber includono servizi di risposta agli incidenti validi a livello internazionale o coprono i costi derivanti da normative estere”.
Dipendenza da terzi
L’internazionalizzazione, sottolinea Tanfoglio, “aumenta inoltre la dipendenza da soggetti terzi. Piattaforme di pagamento, marketplace digitali, provider cloud e servizi infrastrutturali rappresentano nodi essenziali dell’operatività quotidiana. Un blocco dei pagamenti internazionali, la sospensione di un account, un problema tecnico presso un provider cloud o un’interruzione di un servizio saas possono fermare attività che generano fatturato in diversi paesi contemporaneamente. Per molte realtà digitali il rischio non riguarda soltanto la perdita economica immediata, ma anche il danno reputazionale e l’impossibilità di rispettare gli accordi contrattuali sottoscritti con i clienti”.
Le conseguenze
Le possibili conseguenze di questi scenari sono di vario tipo: “contenziosi internazionali, richieste di risarcimento, spese legali, ritardi nei pagamenti, violazioni informatiche e blocchi operativi possono mettere sotto pressione anche organizzazioni tecnologiche strutturate”, sostiene Tanfoglio. “Il problema principale è che molte criticità emergono soltanto quando il danno si è già verificato. In quel momento ci si accorge che la polizza non copre una determinata giurisdizione, che il massimale è insufficiente o che esistono esclusioni legate alla natura internazionale dell’attività”.
Nuovo ruolo per gli intermediari
In questo scenario “sta cambiando profondamente il ruolo degli intermediari assicurativi. Non si tratta più soltanto di distribuire polizze standard, ma di affiancare professionisti e imprese nella valutazione dei rischi derivanti dall’operatività su scala globale. L’intermediario è chiamato a comprendere dove si trovano i clienti finali, le normative che si applicano, le piattaforme utilizzate e quali esposizioni derivano dai contratti internazionali. La costruzione di programmi assicurativi personalizzati, capaci di integrare responsabilità professionale, rischio ciber, tutela legale e coperture per interruzione dell’attività, diventa sempre più centrale. Per un free lance o per una società tech italiana che lavorano con un mercato estero, la differenza non è soltanto nella scelta della polizza, ma nella capacità di identificare rischi che spesso non sono immediatamente visibili. L’espansione internazionale continuerà a rappresentare una leva di crescita fondamentale. Ma in un mercato senza confini, anche il rischio diventa globale: gestirlo richiede competenze adeguate e consulenza sempre più specializzata”.

